L'accusa: Ginecidio
Il Dalkon Shield, un dispositivo intrauterino introdotto sul mercato negli anni '70, si rivelò presto estremamente pericoloso, causando numerosi casi di infezioni, aborti spontanei, gravidanze ectopiche e persino morti. Nonostante le segnalazioni di problemi già pochi mesi dopo il suo lancio, la A.H. Robins Co., il produttore, continuò a promuoverlo aggressivamente. Le gravi complicazioni, inclusi casi di perforazione uterina e infezioni gravi, portarono alla richiesta di ritiro del prodotto da parte della FDA nel 1974. Tuttavia, anziché eliminare le scorte esistenti, la A.H. Robins decise di esportare il dispositivo verso paesi in via di sviluppo, grazie a un accordo con l'Ufficio per la Popolazione dell'AID. Nonostante le preoccupazioni espresse dall'AID riguardo alla sicurezza e all'efficacia del dispositivo, l'accordo andò avanti, e migliaia di Dalkon Shield non sterilizzati furono inviati in tutto il mondo. Tuttavia, i rapporti sugli alti tassi di gravidanza nei paesi in cui veniva utilizzato sollevavano ulteriori preoccupazioni. Nel frattempo, negli Stati Uniti, l'FDA iniziò ad indagare sul Dalkon Shield e, nonostante la resistenza della A.H. Robins, furono condotti dei procedimenti che rivelarono gravi difetti e gravi conseguenze per le donne che lo utilizzavano. Alla fine, il prodotto fu ritirato dal mercato statunitense. La situazione si rivelò un grave imbarazzo per l'AID, che si trovò costretta a richiamare i dispositivi inviati all'estero. La storia del Dalkon Shield evidenziò le gravi conseguenze della commercializzazione negligente di dispositivi medici e portò a una maggiore attenzione sulla sicurezza e sulla regolamentazione dei prodotti contraccettivi.
→ Mother Jones